Edizione nº 106
Sull’importanza dello sguardo | Quando ciò che è vietato è vietato
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Sull’importanza dello sguardo |
All’inizio Lex Maars era solo un individuo inesistente. Per cinque anni aveva religiosamente mandato al mio ufficio a Barcellona un invito a tenere una conferenza a L’Aia, in Olanda.
Per cinque anni il mio ufficio aveva risposto invariabilmente che l’agenda era completa. In realtà, non sempre l’agenda è completa. Comunque, uno scrittore non è necessariamente qualcuno che riesca a parlare bene in pubblico. E inoltre, tutto ciò che ho da dire si trova nei libri e nelle colonne che scrivo – per questo cerco sempre di evitare le conferenze. Lex scoprì che avrei registrato un programma per un canale televisivo in Olanda. Quando arrivai per le riprese, lui mi stava aspettando nella hall dell’albergo. Si presentò e mi chiese se poteva accompagnarmi, dicendo: “Non sono uno che non è capace di accettare un ‘no’. Credo soltanto che mi sto impegnando per il mio obiettivo in maniera sbagliata.” Per i sogni si deve lottare, ma si deve anche sapere che, quando certi cammini si dimostrano impossibili, è meglio serbare le energie per percorrere altre strade. Io potevo semplicemente dire “no” (ho già pronunciato e udito varie volte questa parola), ma decisi di provare con un atteggiamento più diplomatico: porre delle condizioni impossibili da soddisfare. Dissi perciò che avrei tenuto la conferenza gratuitamente, ma che l’ingresso non sarebbe potuto essere superiore a due euro, e la sala avrebbe dovuto contenere al massimo 200 persone. Lex fu d’accordo. “Spenderà più di quanto potrà incassare – lo avvisai. – Per quanto riguarda me, solo il biglietto aereo e l’albergo costano il triplo di quanto otterrà se riuscirà a riempire la sala. E poi ci sono le spese per la divulgazione, l’affitto del locale...” Lex mi interruppe, dicendo che niente di tutto ciò aveva importanza: lui lo stava facendo per via di quello che vedeva nella sua professione. “Organizzo eventi perché ho bisogno di continuare a credere che l’essere umano sia in cerca di un mondo migliore. Ho bisogno di dare il mio contributo nei limiti di quanto mi è possibile…” Qual era la sua professione? “Vendo chiese.” E continuò, lasciandomi stupefatto: “Sono incaricato dal Vaticano di selezionare gli acquirenti, visto che in Olanda esistono più chiese che fedeli. E siccome abbiamo già avuto esperienze pessime in passato, vedendo alcuni luoghi sacri trasformarsi in discoteche, in condomini, in boutique, e persino in sexy-shop, il sistema di vendita è cambiato. Il progetto deve essere approvato dalla comunità, e l’acquirente deve dire cosa farà dell’immobile: generalmente, accettiamo solo le proposte che prevedono un centro culturale, un’istituzione benefica, o un museo.” “E questo che cosa c’entra con la sua conferenza, e con le altre che sto tentando di organizzare? Le persone ormai non si incontrano più. E quando non si incontrano, non riescono a crescere.” Guardandomi fissamente, concluse: “Incontri. Il mio errore con lei è stato proprio questo. Invece di continuare a mandarle messaggi elettronici, avrei dovuto mostrare subito che sono fatto di carne e ossa. Una volta, che non riuscivo ad avere una risposta da un certo politico, andai a bussare alla sua porta, e lui mi disse: se vuoi qualcosa, devi prima mostrare i tuoi occhi. Da allora, ho fatto così, e ho avuto solo buoni risultati. Possiamo disporre di tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma nulla, assolutamente nulla sostituisce lo sguardo dell’essere umano.” Ovviamente, finii per accettare la proposta.
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