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Edizione nº 124

Sulla natura umana


Sulla natura umana

     Siamo bombardati quotidianamente da atti di crudeltà e ci domandiamo: come può l’uomo essere capace di tanta perfidia? Gli esempi vanno da Rio de Janeiro, dove ho avuto un amico giornalista (Tim Lopes) che è stato barbaramente torturato prima di essere ucciso, fino alla prigione di Abu Graib, in Iraq, dove ragazzi e giovani donne americani, che si sono sempre comportati in maniera esemplare nelle loro piccole comunità provinciali, hanno finito per trasformarsi in mostri.
      Nel 1971, alcuni professori dell’Università di Stanford, negli Stati Uniti, crearono una specie di prigione simulata, nei sotterranei della Facoltà di Psicologia. Scelsero, senza alcun criterio particolare, 12 studenti come guardiani e altri 12 come prigionieri, provenienti tutti dallo stesso ambiente sociale, la classe media, con educazione rigorosa e valori morali degni. Per due settimane, sarebbe stato dato ai “carcerieri” il potere totale sui “prigionieri”.
      L’esperimento dovette essere interrotto dopo la conclusione della prima settimana – giacchè trascorsi pochi giorni i “guardiani” cominciarono a dimostrare un comportamento che gradualmente diventava sempre più sadico e anormale, rendendoli capaci di barbarie mai viste. Ancora oggi, più di 30 anni dopo, i due gruppi hanno bisogno di essere seguiti dal punto di vista psicologico.
      L’ideatore dell’esperimento a Stanford, Philip Zimbardo, racconta all’“Herald Tribune”:
      - Le fotografie della prigione irachena di Abu Graib non mi hanno sorpreso. Non si tratta di un gruppo di mele marce messe in un cesto di frutta fresca, ma esattamente dell’opposto: gente dai buoni sentimenti che, se messa a confronto con la possibilità del potere assoluto, perde qualsiasi nozione di limite e lascia che si manifestino gli istinti più primitivi.
      Un altro interessante studio fu realizzato da Stanley Milgram per l’Università di Yale. Fu selezionato un gruppo di allievi per studiare le “tecniche di punizione”. Si trovavano dietro un vetro collegati a una macchina per elettroshok, mentre dall’altro lato c’era uno studente che avrebbe dovuto dare le risposte giuste a certe domande. Ogni volta che avesse sbagliato, l’allievo avrebbe dovuto somministrare uno shock, aumentando progressivamente il voltaggio, pur sapendo che da un certo punto in poi avrebbe potuto uccidere il compagno.
      La macchina per l’elettroshok era falsa, e lo “studente” era un attore, ma gli allievi non lo sapevano. Con sorpresa generale, il 65% di coloro che ponevano le domande arrivarono a quella che sarebbe stata la dose mortale.
      Insomma, quando ci si trova davanti a situazioni che permettono un controllo totale e assoluto su un’altra persona, nessuno può essere sicuro che non oltrepasserà il limite. Ma solo chi ha già vissuto questo tipo di esperienza (e io, purtroppo, mi ricordo di certi atteggiamenti di gioventù che mi includono in questo gruppo) sa che a un certo momento si perde completamente il controllo, e si va al di là del buon senso.
      Se questa è la natura umana, che cosa dobbiamo fare? Una vecchia storia accaduta nei Pirenei – probabilmente una leggenda – racconta che un monaco, di nome Savin, che tornava da un giro di raccolta di donazioni in oro per la cappella che intendeva costruire, passò per la casa di uno dei banditi più sanguinari della zona. Poiché non aveva un posto dove dormire, chiese di pernottare lì.
      Il bandito, sorpreso dal coraggio del monaco, decise di metterlo alla prova, domandando:
      - Siete venuto fin qui per provocarmi. Desiderate che io vi ammazzi, vi derubi del denaro, per trasformarvi in martire. Se oggi entrasse qui la più bella prostituta che circola per la città, riuscireste a pensare che non era bella e seducente?
      - No. Ma riuscirei a controllarmi.
      - E se un monaco entrasse con l’oro per costruire una cappella, riuscireste a guardare quest’oro come se fossero pietre?
- No. Ma riuscirei a controllarmi.
      Savin e l’assassino avevano gli stessi istinti – il bene e il male lottavano per loro, come lottano per tutte le anime sulla faccia della Terra. Quando il malfattore vide che il monaco era uguale a lui, capì anche di essere uguale a Savin, e si convertì.
      Il bene e il male sono davanti a noi, ed è tutta una questione di controllo.
      Nient’altro.

 
Edizione nº 124
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