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Settimo vizio capitale: pigrizia



Settimo vizio capitale: pigrizia

Ed eccoci giunti quasi alla metà dell’anno. Io non ho mai creduto alle coincidenze, ma penso che aver fatto la serie sui vizi capitali senza pensare al calendario, e notando che il testo sulla pigrizia viene pubblicato quando molte delle decisioni che abbiamo preso il 1° gennaio sono ormai avviate o abbandonate, debba essere visto come un segnale per noi tutti.

Definizione del dizionario: sostantivo femminile, dal latino pigritia(m). Avversione al lavoro, negligenza, indolenza.

Per la Chiesa Cattolica: tutti gli esseri viventi che si muovono devono guadagnarsi il pane con il sudore della fronte, e non pensare sempre a risultati sicuri e immediati. La pigrizia è una mancanza di sforzo fisico o spirituale, che corrompe l’anima e conduce alla tristezza e alla depressione.

Una storia della tradizione orale: non appena morì, Juan si ritrovò in un luogo bellissimo, circondato dalla comodità e dalla bellezza che sognava. Un tipo vestito di bianco gli si avvicinò: “Hai diritto a quello che vuoi: qualsiasi cibo, piacere, svago”, disse.

Affascinato, Juan fece tutto quello che aveva sognato di fare in vita. Dopo molti anni di piacere, cercò il tipo in bianco:

“Ho già provato tutto quello di cui avevo voglia”, disse. “Ora ho bisogno di un lavoro, per sentirmi utile”.

“Mi dispiace molto”, disse il tipo in bianco, “ma questa è l’unica cosa che non posso ottenere per te. Qui non c’è lavoro”.

“Passare l’eternità morendo di tedio? Preferirei mille volte stare all’inferno!”

L’uomo in bianco gli si avvicinò e disse a voce bassa:

“E dove pensi di essere?”

Secondo Winnie Albert: come può una società sopravvivere se è sempre più concentrata su cibi congelati, fotografie istantanee, purè di patate, lettura dinamica e calcolatrici elettroniche?

Sociologia della pigrizia: tanto quelli che lavorano in eccesso quanto coloro che si rifiutano di lavorare, dimostrano di avere la stessa reazione – cercano di allontanarsi dai problemi naturali di qualsiasi essere umano, evitando di pensare alla realtà prossima e alle responsabilità inerenti a una vita normale (Fonte: Il lavoratore compulsivo, Oxford, 2001)

Secondo il buddismo: tradizionalmente, la pigrizia è uno dei principali ostacoli al risveglio dell’anima. Essa si manifesta in tre maniere: la pigrizia della comodità, che ci fa rimanere sempre nello stesso luogo; la pigrizia del cuore, quando ci sentiamo scoraggiati e senza stimoli; infine, la pigrizia dell’amarezza, quando non ci importa più di nulla e non facciamo più parte di questo mondo ( Fonte: Pema Shodron in Shambala Sun, Novembre 1998)

Commento del Tao Te Ching: un uomo in cammino si adatta al Cammino. Un uomo nella virtù si adatta alla Virtù. Un uomo che perde qualche cosa si conforma alla Perdita. Colui che si conforma al Cammino ne viene gioiosamente accettato. Colui che è virtuoso è accettato dalla Virtù.

Colui che si rassegna alla perdita è accettato dalla Perdita.

Dunque, giunti ormai a metà del 2007: siamo soliti domandarci: da dove viene l’ispirazione? Dove sta la gioia di vivere? Vale davvero la pena di sforzarsi tanto, giacché durante tutto l’anno che è passato io ho cercato di superare i miei limiti, ho mantenuto la famiglia, mi sono comportato nel modo migliore, e tuttavia non sono arrivato dove desideravo?

Un guerriero della luce capisce che il risveglio è un lungo processo, e che è necessario equilibrare contemplazione e lavoro per arrivare dove si desidera. Non è riflettendo su ciò che non ha ottenuto che egli cambierà, anzi, al contrario, in queste domande risiede il germe dell’inazione, dello scoraggiamento. Sì, forse abbiamo fatto tutto bene e i risultati non sono visibili, ma io ne sono sicuro: i risultati ci sono. E certamente saranno rivelati a mano a mano che noi procederemo – se non desisteremo proprio ora.

Buon lavoro a tutti.

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