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Edizione nº 156

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Sto lanciando un nuovo progetto: è un film sperimentale , fatto dai lettori , basato sul mio nuovo libro "La Strega di Portobello". Siete tutti invitati a partecipare. Potete invitare anche i vostri amici per visitare il link "The Experimental Witch".

Il bastardo

Il bastardo

Benché la parola sia un po’ forte, abbiamo tutti un bastardo nella vita (il dizionario Aurélio definisce il termine come “individuo senza carattere, senza dignità, senza brio”). È colui che tenta di distinguersi maggiormente nel periodo in cui siamo adolescenti, quando lottiamo per affermare le nostre identità, i nostri sogni, il nostro posto nel mondo. Noi siamo pieni di dubbi su cosa fare e, all’improvviso, ecco lì il bastardo: lui è sempre il leader, quello che crede di essere più bello, più intelligente, più capace di affrontare le sfide del futuro.

Per mantenere la propria posizione, attacca la nostra autostima: vuole farci credere che siamo brutti, tutt’altro che divertenti, senza futuro, e che dovremmo specchiarci in lui e nella sua maniera di capeggiare la comitiva (della strada, o del palazzo, o del condominio). Nel caso dei ragazzi, normalmente s’impone per la sua forza bruta o per i suoi atteggiamenti “furbi”, come se lui ne sapesse più degli altri. Nel caso delle ragazze, è sempre quella che sembra attirare maggiormente gli sguardi di tutti gli uomini, che sembra essere invitata a tutte le feste ed essere sempre la più elegante.

Il bastardo (tanto al femminile come al maschile) ci guarda con una certa aria di superiorità e cerca di dettare le regole del gruppo. Ovviamente, noi ci sentiamo intimiditi da quella sua condotta, non sappiamo che fare e finisce che ci lasciamo guidare per un certo tempo. Anche se non lo sappiamo, stiamo dando al bastardo quel potere che lui non ha e non merita, e questo sarà l’unico momento della vita in cui riuscirà a brillare la sua luce effimera. Ma tutto ciò fa parte del nostro apprendistato, giacché così sviluppiamo le nostre difese nel futuro.

E cresciamo. Poco alla volta, ciascuno fa le proprie scelte, il gruppo dell’adolescenza si disgrega, il bastardo scompare, anche se noi serbiamo ancora la sua immagine di bellezza, sapienza, guida, eleganza, forza, superiorità.

Tutti noi, durante questo importante rito di passaggio che è l’adolescenza, siamo stati messi alla prova nei nostri valori fondamentali – tranne il bastardo. Mentre noi soffrivamo per l’incuranza, l’insicurezza, la fragilità, lui girava alla larga: in fin dei conti era il nostro (a) leader! Lui non ha dovuto affliggersi in quelle ore difficili che tutti abbiamo attraversato nelle notti in bianco e nei giorni di pioggia.

Un bel giorno, divenuti adulti, pensiamo di rivedere i nostri amici di gioventù. Organizziamo una riunione, generalmente in qualche ristorante – dove tutti si presentano con le mogli o i mariti. Niente di meglio che sedersi intorno a un buon piatto, con un buon vino, e ricordare un po’ gli anni in cui si è formato tutto quello che siamo oggi.

Compare il bastardo – in genere anche lui sposato (a). Tutti siamo interessati a cosa ne abbia fatto della sua vita, c’è ancora un certo fascino e una certa ammirazione per quell’atteggiamento così pieno di autostima. Dov’è arrivato colui che invidiavamo e ammiravamo segretamente?

La prima sorpresa è che il bastardo non è arrivato da nessuna parte. O meglio, può avere fatto uno o due passi ben riusciti, ma subito dopo la vita è stata implacabile con la sua arroganza – il mondo degli adulti è piuttosto diverso da quello che viviamo da giovani.

Ma il bastardo ha ancora un ultimo rifugio: la sua comitiva dell’adolescenza. E siccome pensa che il mondo non sia andato avanti, desidera rivivere i suoi momenti di gloria. All’inizio della cena, ci sembra di essere tornati indietro, ma ben presto ci rendiamo conto che lui è stato solo uno strumento affinché potessimo crescere. Dopo qualche bicchiere, vediamo il bastardo che, messo alle strette, tenta di dimostrare una forza che ormai non ha più, convinto che noi lo riteniamo ancora il nostro leader.

Noi sorridiamo, fraternizziamo con tutti, paghiamo il conto e ce ne andiamo con l’impressione che il bastardo abbia fatto la scelta sbagliata. Pensiamo: “Questa persona aveva tutto per riuscire, e non l’ha fatto”.

Abbiamo avuto tutti un bastardo nella vita. E meno male.

 

 
Edizione nº 155
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