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Edizione nº 88

Di libri e biblioteche  |  I libri sottolineati

Di libri e biblioteche

     Alla fine di questo Guerriero della Luce Online, faccio un commento sui miei libri sottolineati. Per la verità, io non possiedo molti libri: alcuni anni fa, ho fatto certe scelte di vita, guidato dall’idea di avere un massimo di qualità con il minimo delle cose. Non voglio dire che ho optato per una vita monastica. Al contrario, quando non siamo obbligati a possedere un’infinità di oggetti, abbiamo una libertà immensa. Alcuni dei miei amici (e amiche) si lamentano che, possedendo troppi vestiti, perdono ore cercando di scegliere cosa indossare. Io ho condensato il mio guardaroba, riducendolo a un completo “nero di base”, e così non mi trovo di fronte a questo problema.
     Ma non sono qui per parlare di moda, bensì di libri. Tornando all’essenziale, ho deciso di mantenere nella mia biblioteca solo 400 libri – alcuni per ragioni sentimentali, altri perché li rileggo in continuazione. Una decisione che ho preso per vari motivi, uno dei quali è la tristezza di vedere come biblioteche accumulate tanto premurosamente per una vita vengano poi vendute a peso, senza alcuna considerazione. Un’altra ragione: perché tenere in casa tutti questi volumi? Per dimostrare agli amici che sono colto? Per decorare la parete? I libri che ho comprato saranno infinitamente più utili in una biblioteca pubblica che a casa mia.
     In altri tempi, avrei potuto dire: perché ne ho bisogno per consultarli. Ma oggigiorno, quando c’è la necessità di qualsiasi informazione, accendo il computer, digito una parola chiave e mi compare davanti tutto quello che mi serve. C’è Internet, la più grande biblioteca del pianeta.
     Naturalmente, continuo a comprare libri – non c’è mezzo elettronico che possa sostituirli. Ma appena ne finisco uno, lascio che viaggi, lo do a qualcuno, oppure lo consegno a una biblioteca pubblica. La mia intenzione non è di salvare le foreste, o di essere generoso: sono solo convinto che un libro abbia un percorso proprio, e non può essere condannato all’immobilità su uno scaffale.
     Essendo uno scrittore e vivendo dei diritti d’autore, forse sto arringando contro me stesso – in definitiva, quanti più libri fossero acquistati, tanto più io guadagnerei. Eppure, sarei ingiusto verso il lettore, soprattutto nei paesi dove gran parte dei programmi governativi di acquisti per le biblioteche viene eleborata senza usare il criterio basilare di una scelta seria: il piacere della lettura con la qualità del testo.
     Lasciamo dunque che i nostri libri viaggino, siano toccati da altre mani e goduti da occhi altrui. Nel momento in cui scrivo questo testo, mi viene in mente una poesia di Jorge Luis Borges che parla dei libri che non saranno mai più aperti.
     Dove mi trovo ora? In una piccola città dei Pirenei, in Francia, seduto a un bar, a godermi l’aria condizionata visto che fuori la temperatura è insopportabile. Casualmente ho a casa mia, ad alcuni chilometri dal posto in cui sto scrivendo, la collezione completa delle opere di Borges – è uno scrittore che leggo continuamente. Ma perché non fare la prova?
     Attraverso la strada. Cammino per cinque minuti fino ad arrivare a un altro bar, attrezzato con i computer (un genere di locale conosciuto con il simpatico e contraddittorio nome di cyber-caffè). Saluto il proprietario, ordino un’acqua minerale gelatissima, apro la pagina di un motore di ricerca e digito alcune parole dell’unico verso che ricordo, insieme al nome dell’autore. Neanche due minuti dopo, ho lì davanti a me la poesia completa:
     C’è un verso di Verlaine che non ricorderò mai.
     C’è uno specchio che mi ha visto per l’ultima volta.
     C’è una porta chiusa sino alla fine dei tempi.
     Fra i libri della mia biblioteca
     Ce n’è qualcuno che non riaprirò.

     In verità, molti dei libri che ho donato ho l’impressione che non li avrei mai più riaperti – perché si pubblica sempre qualcosa di nuovo, di interessante, e io adoro leggere. Anche il possedere delle biblioteche lo trovo ottimo; in genere, il primo contatto dei bambini con i libri avviene grazie alla curiosità per quei volumi rilegati, con illustrazioni e lettere. Ma trovo ottimo anche quando, in un pomeriggio di autografi, incontro dei lettori con copie molto usate, che sono state prestate centinaia di volte: ciò significa che quel libro ha viaggiato come viaggiava la mente del suo autore mentre lo scriveva.

 
Edizione nº88
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